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Supportare lo sviluppo dell’Autoregolazione, Amanda Binns

La Dott.ssa Amanda Binns, Logopedista e Terapista DIRFloortime (ICDL DIR204), presenta la sua pubblicazione dal Journal of Communication Disorders, “Il ruolo del logopedista nel sostenere l’autoregolazione: una revisione e un tutorial” , scritto in collaborazione con Lynda Hutchinson e Janis Oram Cardy. Amanda è una DIR Expert Training Leader con il Consiglio interdisciplinare sullo sviluppo e l’apprendimento. Attualmente sta lavorando al suo dottorato di ricerca in Disturbi della comunicazione presso la Western University ed è una facilitatrice nel programma di sostegno all’autoregolazione del Dr. Stuart Shanker.

Amanda Binns lavora con il modello DIRFloortime da diversi anni ed è stata una delle logopedista coinvolte nello studio della York University del 2012 che ha portato così tanta attenzione internazionale al DIRFloortime. Il suo ultimo lavoro come co-autrice mira a offrire una strutturazione dell’intervento logopedico non solo per comprendere il processo dell’autoregolazione ma anche per fornire strategie che consentano di includerla nel proprio intervento.

Crediamo che questa pubblicazione sia estremamente utile per professionisti e genitori.

Amanda testimonia come il modello DIRFloortime sia stato di grande aiuto per sostenere tutti i bambini con cui ha lavorato finora. Inizialmente il termine “autoregolazione” era un concetto discusso perlopiù nella comunità neuroevolutiva; negli anni,  il concetto è diventato più noto, apparendo persino come voce citata sulle pagelle scolastiche. Tuttavia, come viene definita l’autoregolazione differisce molto, come sottolineato da Burman, Green & Shanker nel loro articolo del 2015. Amanda ha voluto approfondire e allineare i logopedisti su una definizione condivisa di autoregolazione e sul suo utilizzo in supporto della comunicazione.

L’Autoregolazione

Esaminiamo gli scopi dell’autoregolazione:

  1. Permette la partecipazione alle interazioni sociali in cui siamo coinvolti, elemento cruciale per lo sviluppo della comunicazione.
  2. Permette la concentrazione sugli obiettivi accademici e sui propri interessi personali
  3. Contribuisce allo sviluppo dell’empatia e ad agire in modo socialmente responsabile e premuroso

In sintesi, il processo graduale di acquisizione di auto-regolazione, e il suo dinamico mantenimento, è parte integrante della partecipazione alle attività quotidiane, del coinvolgimento socio-affettivo e dell’apprendimento dall’ambiente.

L’autoregolazione è innanzitutto una danza a due

L’autoregolazione si sviluppa attraverso interazioni co-regolate, come ormai mostrato da un ampio corpo di ricerca sperimentale. Al fine di autoregolarsi (riconoscere, monitorare e gestire i livelli di stress interno, le emozioni, etc.) il bambino ha bisogno di disporre di funzioni esecutive che si svilupperanno soltanto molto più tardi. La corteccia prefrontale dei bambini non si sviluppa fino all’adolescenza, quindi dobbiamo iniziare con la co-regolazione (il modo in cui le persone modulano il proprio comportamento a vicenda).

Quando iniziamo a co-regolare i bambini per la prima volta, l’adulto si assume la maggior parte del lavoro. Non si tratta di quello che dici. Il bambino capisce il tono della tua voce, l’intonazione che usi, e non importa nemmeno quello che dici quanto come lo dici.

Quando diciamo “Non è successo niente“, stiamo sminuendo la realtà percepita dal bambino; vorremmo in realtà dire “Voglio che tu stia bene“. Per co-regolarci, dobbiamo sintonizzarci sul reale livello di stress del bambino. Lo studio vede lo stress come un sistema che hanno un forte impatto sugli elementi integranti della regolazione. Qui abbiamo approfondito come raccogliere i segnali di disregolazione del bambino per accogliere il suo stato di allarme prima di intervenire per cambiare direzione. È molto più facile co-regolare il bambino in quel momento piuttosto che intervenire quando ormai il bambino è completamente in crisi.

Dobbiamo anche monitorare il nostro stato interno di attivazione per restare autoregolati innanzitutto noi stessi. È una danza di tentativi ed errori per aiutare il bambino a sentirsi al sicuro e in controllo di Sè, sopratutto quando i bambini non possono comunicarci efficacemente i loro fattori di stress. Man mano che il bambino fa esperienza di interazioni co-regolate, la co-regolazione stessa diventa più fluida e porta genitore e bambino verso interazioni sempre più condivise.

Un esempio a Scuola

Amanda  riporta l’esempio di una visita a un bambino in una classe scolastica. La terapista occupazionale che segue il bambino ha descritto le sue sensibilità sensoriali. Occorre iniziare innanzitutto osservando il bambino in diversi contesti a scuola: nelle interazioni 1:1 con l’adulto e coi pari durante la ricreazione. Successivamente, possiamo mettere a fuoco alcune strategie: in primo luogo, intervenire per rendere l’ambiente più calmo agli occhi del bambino e osservare le modalità con cui il personale scolastico sostiene le interazioni del bambino. A esempio, possiamo pensare che il bambino sia essere maggiormente disregolato durante la lezione di matematica, un momento molto faticoso dal punto di vista cognitivo. Amanda suggerisce quindi di usare un linguaggio semplificato, o immagini, per supportare visivamente la comprensione dei concetti astratti presentati. Prima di proseguire con gli obiettivi di apprendimento, dobbiamo sempre assicurarci che il bambino sia neuro-evolutivamente pronto per le tappe successive della crescita, in questo caso lo sviluppo delle funzioni esecutive e le abilità metacognitive. 

L’approccio neuroevolutivo

Questo è il ragionamento neuroevolutivo in azione. Molte persone sono convinte che un Logopedista debba necessariamente lavorare sull’articolazione e sulla produzione del linguaggio, ma il pensiero di Amanda Binns è chiaro in merito: il Logopedista sostiene lo sviluppo della comunicazione nel suo insieme. Anche quando l’intervento si focalizza sulla produzione verbale, però, il Logopedista deve necessariamente concentrarsi sulla capacità del bambino di generalizzare ciò che apprende. Il bambino ha bisogno di aver sviluppato la capacità metacognitiva di riflettere su ciò che apprende durante la sessione logopedica. 

Ad esempio, il bambino sa cosa si prova sensorialmente a mettere la lingua tra i denti e riconosce se lo sta facendo o meno in un dato momento? Supportare l’autoregolazione a questo livello permette al Logopedista di rafforzare le competenze fondamentali su cui si basano la comunicazione e il linguaggio. Amanda suggerisce quindi di lavorare insieme al bambino per co-costruire gli obiettivi, verificando l’apprendimento, chiedendosi su cosa lavorare dopo, discutere quando il bambino vorrebbe lavorare sull’obiettivo (durante la ricreazione, in classe, ecc.) e riflettere insieme su cosa ha funzionato meglio e perché, per creare le basi dello sviluppo della consapevolezza di Sé che permetterà di trasferire le proprie capacità in altre situazioni. Solo adattandosi all’effettivo livello maturativo neuroevolutivo raggiunto dal bambino, possiamo aiutarlo a creare una traiettoria di crescita forte e integrata. 

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