I 10 studi principali del 2018 per l’autismo secondo Autism Speaks

 

Traduzione in italiano a cura della dott.ssa Giulia Campatelli

14 Gennaio 2019

Il Comitato medico e di divulgazione scientifica di Autism Speaks ha selezionato tra più di 2,000 reports di ricerca sull’autismo pubblicati nelle riviste scientifiche nel 2018, i 10 studi che hanno fatto progredire la comprensione, il trattamento e il supporto alle persone nello spettro.

Nota: l’ordine numerico non rappresenta una graduatoria d’importanza.

I progressi negli interventi per l’autismo

  1. Approccio SMART per la personalizzazione dell’intervento nei bambini con disturbo dello spettro autistico.Kasari C, Sturm A, Shih W. J Speech Lang Hear Res. 2018 Nov 8;61(11):2629-2640.

In questo studio, Connie Kasari e colleghi dell’Università della California, Los Angeles, hanno mostrato come l’approccio di personalizzazione dell’intervento può essere utilizzato dai ricercatori per migliorare la valutazione dei nuovi trattamenti. Gli autori hanno chiamato “SMART” questo design di ricerca (Sequential Multiple Assignment Randomized Trial). Dopo un periodo di prova, coloro che non mostrano stabili progressi vengono riassegnati a uno dei tre nuovi gruppi: terapia continuativa solita; aumento delle ore della stessa terapia; passaggio ad una diversa terapia. Questo approccio sequenziale si mostra promettente dell’indentificare il livello ottimale e la tipologia di terapia adatti a ciascun bambino.

  1. L’acido folinico migliora la comunicazione verbale e i deficit di linguaggio nei bambini con autismo: trial randomizzato a doppio-cieco placebo-controlled. Frye RE, Slattery J, Delhey L, et al. Mol Psychiatry. 2018 Feb;23(2):247-256.

Richard Frye e i suoi colleghi dell’Arkansas Children’s Hospital hanno mostrato evidenze di un marker biologico che suggerisce il basso assorbimento cellulare del derivato acido folico. Ulteriori ricerche sono necessarie per valutare a fondo e confermare queste prime promettenti evidenze.

3.Trial a cluster randomizzati dell’intervento SCERTS su una classe di bambini con disturbo dello spettro autistico della scuola elementare. Morgan L, Hooker JL, Sparapani N, Reinhardt VP, Schatschneider C, Wetherby AM. J Consult Clin Psychol. 2018 Jul;86(7):631-644.

Lindee Morgan e i suoi colleghi dell’Università Statale della Florida hanno valutato un intervento comportamentale disegnato per classi intere piuttosto che singoli alunni. Il loro intervento SCERTS (Social, Communication, Emotional Regulation and Transactional Support) ha prodotto miglioramento significativi in vari aspetti della comunicazione sociale degli alunni. Questo tipo di lavoro è importante per ampliare la portata degli interventi nell’autismo raggiungendo i gruppi oltre al classico setting terapeutico 1:1.

4.Insegnare ai genitori strategie comportamentali per il disturbo dello spettro autistico (ASD): gli effetti su stress, fatica e competenza. Iadarola S, Levato L, Harrison B, Smith T, Lecavalier L, Johnson C, Swiezy N, Bearss K, Scahill L. J Autism Dev Disord. 2018 Apr;48(4):1031-1040.

Suzannah Iadarola e i suoi colleghi del University of Rochester Medical Center hanno mostrato i benefici del training genitoriale per la gestione comportamentale dei bambini con autismo e comportamento dirompente. Il training ha ridotto i livelli di stress genitoriale oltre a ridurre il comportamento dirompente dei bambini.

“Questi studi sul trattamento rappresentano parte dell’apice della ricerca sull’autismo, in cui vengono valutate le migliori idee biologiche e comportamentali per la loro capacità di migliorare le vita delle persone con autismo e dei loro familiari nel qui ed ora” afferma Jeremy Veenstra-VanderWeele, M.D., direttore della Division of Child and Adolescent Psychiatry al Columbia University College of Physicians and Surgeons a New York. Vanno oltre gli interventi comportamentali precoci e intensivi standard per l’autismo e espandono i disegni classici di trial clinici con cui valutiamo le terapie per l’autismo.

“E’ molto importante nel momento in cui entriamo nell’era in cui i dati genetici e i marker biologici permettono una medicina di precisione che si basa sulla comprensione non solo dell’autismo come unica dimensione bensì della particolare biologia, del livello di sviluppo e dei bisogni comportamentali di ciascun individuo nello spettro”.

 

I progressi nella comprensione della biologia dell’autismo

  1. Fluido extra-assiale in eccesso in bambini ad alto rischio di autismo rispetto a bambini a basso rischio dai 2 ai 4 anni di età.Shen MD, Nordahl CW, Li DD, et al. Lancet Psychiatry. 2018 Nov; 5 (11):895-904.

Questo studio, reclutando 159 bambini con autismo dai 2 ai 4 anni di età, ha rilevato come, in gruppo, i bambini mostrino un aumento della quantità del fluido cerebrospinale attorno al cervello se paragonati a un gruppo di bambini a sviluppo tipico della stessa età. Si tratta del terzo studio indipendente per documentare l’associazione tra aumento del fluido cerebrale e autismo mostrata in risonanza magnetica. Gli studi precedenti guardavano ai neonati di famiglie già colpite da autismo, mostrando l’aumento del fluido a partire dai 6 mesi di età nei bambini diagnosticati più tardi con autismo. Gli studi precedenti hanno mostrato come l’aumento del fluido persista fino ai 24 mesi di età. Questo nuovo studio estende quest’ultima evidenza fino ai 4 anni d’età.

Presi insieme, questi studi sono di grande interesse in quanto la recente ricerca sul fluido cerebrospinale ha indicato altre funzioni oltre a quella di cuscinetto protettivo tra il cervello e il cranio; il fluido sommerge il cervello e aiuta nella rimozione di cellule infiammatorie e altri prodotti metabolici che possono alterare lo sviluppo cerebrale.

 

“Questi studi sollevano importanti questioni sul possibile ruolo di una produzione anomala, o dell’eliminazione anomala, di fluido cerebrospinale nell’emergere dell’autismo nell’infanzia, sulla specificità o meno del fenomeno per l’autismo e su quale livello di previsione possa avere questo biomarker nell’ipotizzare quale bambino svilupperà autismo più avanti” afferma Joseph Piven, M.D., direttore del Carolina Institute for Developmental Disabilities dell’Università del North Carolina.

6.Oltre l’infezione: l’attivazione immunitaria materna da parte di fattori ambientali, sviluppo microgliale e rilevanza per i disturbi dello spettro autistico. Bilbo SD, Block CL, Bolton JL, et al. Exp Neurol. 2018 Jan;299(Pt A):241-251.

In questo studio, Staci Bilbo e i suoi colleghi al Boston’s Lurie Center for Autism hanno esteso le implicazioni per l’autismo del modello della “attivazione immunitaria materna”. Questo modello nasce dalla ricerca su come le infezioni materne in gravidanza creino una predisposizione per l’autismo. La ricerca include evidenze su come l’infiammazione causata dall’infezione possa alterare la normale funzione delle cellule immunitarie (migroglia) nel cervello durante fasi critiche dello sviluppo precoce. Il Dr Bilbo presenta forti evidenze su come questa alterazione immunologica precoce nello sviluppo cerebrale possa essere causata in modo analogo dall’esposizione materna a inquinamento dell’aria e altre cause infiammatorie nella madre, inclusi obesità (una condizione infiammatoria) e stress (dovuti a violenza, povertà, etc.).

“Questo tipo di ricerca neuroscientifica traslazionale fornisce ipotesi verificabili che possono legare fattori ambientali apparentemente sconnessi a vie cerebrali alterate, rendendosi potenzialmente utile nello sviluppo di interventi preventivi per bambini a rischio di autismo” ha commentato Joseph Coyle, M.D. dell’Harvard Medical School e direttore del Laboratorio di Psichiatria e Neuroscienze Molecolari al McLean Hospital. “I progressi rilevanti nella nostra comprensione della genetica complessa dell’autismo – resi possibili dal forte aumento degli studi sull’intero genoma – catturano molto l’attenzione di questi tempi” aggiunge il Dr Coyle.

“È importante non dimenticare che fattori ambientali concorrono per almeno il 20% degli elementi soggiacenti l’autismo”.

 

I progressi nella misura della prevalenza dell’autismo

  1. L’impatto combinato di 3 report del 2018:

a.Prevalenza del disturbo dello spettro autistico tra i bambini di 8 anni di età – network di monitoraggio dell’autismo e delle disabilità evolutive, 11 siti, Stati Uniti, 2014. Baio J, Wiggins L, Christensen DL, et al. MMWR Surveill Summ 2018;67(SS-6):1-23.

b.Prevalenza e pattern di trattamento del disturbo dello spettro autistico negli Stati Uniti, 2016. Xu G, Strathearn L, Liu B, et al. JAMA Pediatr. 2018 Dec 3.

c.Prevalenza del disturbo dello spettro autistico dai report genitoriali negli Stati Uniti, 2016. Kogan MD, Vladutiu CJ, Schieve LA, et al. Pediatrics. 2018 Dec;142(6).

Questi tre report del 2018 forniscono un importante aggiornamento sulle stime dell’aumento della prevalenza dell’autismo e chiariscono che l’autismo non dovrebbe più essere considerato una condizione rara.

Il primo rappresenta un aggiornamento biennale sulla prevalenza dell’autismo da parte dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC). Basandosi sulle analisi dei record medici e educativi del 2014 è stato riportato un aumento del 15% dal tasso di 1:68 dei due anni precedenti. Gli altri due studi utilizzano informazioni riportate dai genitori dalla National Survey of Children’s Health del 2016 che stimava la prevalenza dell’autismo di 1 su 40. Questi due studi hanno approfondito anche i report genitoriali sui bisogni di saluti dei figli e l’accesso ai servizi.

“Per me, due importanti messaggi da portare a casa sono che i genitori dei bambini con autismo riportano necessità di salute e sfide maggiori dei genitori di bambini con altre condizioni” afferma Stelios Georgiades, Ph.D., co-direttore del McMaster Autism Research Team alla McMaster University e Hamilton Health Sciences, in Hamilton, Ontario. “… E che quasi un terzo dei bambini con autismo non sta ricevendo interventi medici o comportamentali. Andando avanti, sarà importante esaminare a livello nazionale i facilitatori e le barriere per l’accesso agli interventi appropriati e globali per l’autismo e ai servizi di salute collegati per i bambini e le famiglie che vivono nello spettro.”

 

 

L’importanza del monitoraggio dei sintomi precoci e della gravità  

8.Variabilità nelle traiettorie sintomatiche dell0autismo utilizzando osservazioni ripetute dai 14 ai 36 mesi di età. Kim SH, Bal VH, Benrey N, et al. J Am Acad Child Adolesc Psychiatry. 2018 Nov;57(11):837-848.

Questo studio ci dà importanti informazioni sullo sviluppo altamente variabile dei sintomi autistici e della loro gravità tra i bambini molto piccoli. “Ancora più importante,” aggiunge il Dr. Georgiades, suggerisce che queste differenze sintomatiche precoci – sia nei gruppi di bambini che nel singolo bambino nel tempo – non determinano necessariamente il grado ultimo di salute delle funzioni evolutive”.

Questa variabilità è cruciale da tenere a mente per i clinici quando si sentono chiedere previsioni sul futuro dai genitori di bambini piccoli recentemente diagnosticati.  

[Nota dell’editore: il Dr Georgiades e i suoi colleghi hanno recentemente coniato il termine di “cronogeneità” riferendosi a tale variabilità dei pattern sintomatici dell’autismo nel tempo].

I progressi nella genetica dell’autismo

  1. Varianti strutturali cis-regolatorie ereditate dal padre sono associate con l’autismo.Brandler WM, Antaki D, Gujral M, et al. Science. 2018 Apr 20;360(6386):327-331.

In questo studio, un team internazionale di ricercatori ha scoperto una tipologia precedentemente nascosta di modificazione genetica associata con l’autismo – sequenze di DNA cancellate e duplicate nella regione “non codificante” ancora sconosciuta del genoma umano. (Questa regione costituisce il 98% del nostro DNA ed è al di fuori di quel 2% di DNA che costituisce i nostri geni).

La scoperta è stata possibile combinando due estesi database dell’intero genoma per l’autismo – la Simons Simplex Collection e il Autism Speaks MSSNG Whole Genome Sequencing Project – al fine di analizzare più di 9,000 sequenze genomiche da famiglie affette da autismo.

“Queste evidenze inattese estendono il nostro apprezzamento dell’enorme diversità di tipologie di sviluppo dell’autismo e, nel farlo, offrono la promessa di uno sviluppo di terapie e servizi personalizzati”, afferma Joseph Buxbaum, Ph.D., direttore del Seaver Autism Center, Icahn School of Medicine al Mount Sinai. “Questo studio illustra anche l’importanza della ricerca dettagliata e globale resa possibile dal sequenziamento dell’intero genoma”.

10.La neuropatologia molecolare condivisa tra i maggiori disturbi psichiatrici crea un parallelismo con la sovrapposizione poligenica. Gandal MJ, Haney JR, Parikshak NN, et al. Science 2018 Feb 9; 359;6376: 693-697.

Studiando i tessuti post-mortem, Michael Gandal e i suoi colleghi dell’Università della California, Los Angeles, hanno riscontrato una notevole sovrapposizione nei pattern di espressione genica nei cervelli di persone con autismo, schizofrenia e disturbo bipolare. Questi elementi comuni includono anche un’insolita alta attivazione genica delle cellule immunitarie cerebrali (astrociti e microglia) e livelli ridotti di attivazione del gene associato alle connessioni tra le cellule nervose cerebrali (sinapsi).

Lo studio è il primo a utilizzare i pattern di espressione genica per mostrare elementi in comune e differenze tra autismo e due disturbi neurologici associati. La schizofrenia impatta il 35% degli adulti con autismo mentre il disturbo bipolare fino al 27%.

“Questo studio fornisce una nuova visione dei cambiamenti molecolari e delle traiettorie che contribuiscono all’autismo e a qualcuna delle condizioni neurologiche ad esso associate” ha commentato il Dr. Buxbaum. “Questo ci dà nuove guide su cosa possa causare queste condizioni e sul perché esse tendano a correlare. Infine, vedo la promessa di trattamenti personalizzati e migliorati che supportino le funzioni sane di queste ampie traiettorie cerebrali”.

 

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