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“Ho paura della guerra”

Come parlare con ə bambinə offrendo informazioni e supporto

Alcuni genitori portano avanti un’alfabetizzazione critica deə proprə bambinə offrendo loro piccole discussioni su temi dell’attualità e hanno già affrontato il tema dell’ostilità tra paesi o comunità e della guerra. Altre famiglie invece portano avanti una posizione più cauta cercando di proteggere da contenuti emotivi drammatici e complessi. Ma che fare quando l’attualità irrompe nella nostra vita?

Questo articolo vuole offrire suggerimenti pratici per intavolare una conversazione che offra informazioni e supporto emotivo.

Dott.ssa Giulia Campatelli, Psicologa Psicoterapeuta, ICDL DIR204 DIR Expert Provider & Training Leader

Risorsa a libero accesso 

Marzo 2022

Risorsa a libero accesso

“Ho paura della guerra”

Bambinə e ragazzə sono esposti a video e immagini di guerra spesso senza avere gli strumenti affettivi e cognitivi di comprensione di ciò che avviene. Questa esposizione passiva e non mediata può creare un senso di sopraffazione, smarrimento e intensa paura. 

“Perché c’è la guerra?”

Forse è la domanda più complessa e scomoda che un genitore possa sentire. Aldilà della preparazione storica e delle proprie posizioni politiche, la riflessione spesso va a toccare il tema della conflittualità, della competizione e della diffidenza tra esseri umani e, più in grande tra nazioni, e ci pone sul terreno difficile dell’esame di coscienza sulla natura umana.

Facciamo meglio a parlarne o dovremmo proteggere l’infanzia?

Per quanto molte famiglie vogliano comprensibilmente tutelare la leggerezza dell’infanzia, è indubbio che la via ci pone di fronte a situazioni ed eventi drammatici, difficili e non voluti. Noi psicologə (e come noi molte altre figure professionali attente alla salute mentale e affettiva) incoraggiamo sempre la comunicazione aperta e onesta proprio sugli argomenti spinosi quando arrivano a coinvolgere la vita deə bambinə come la separazione dei genitori, la malattia e la morte. Le catastrofi naturali e quelle umane, come la guerra, non dovrebbero fare eccezioni. Quando ə bambinə pongono domande, è arrivato il momento di parlarne. Che sia da noi voluto o meno, nelle loro menti ci sono già questi pensieri. La scelta che abbiamo è se essere insieme o se lasciarlə solə a gestire la paura e la sfiducia. Ma come intavolare la discussione quando noi stessə sentiamo di non avere tutte le risposte?

Prima di parlare, ascoltiamo

Innanzitutto, non svicoliamo dalla questione. Tiriamo un bel respiro e, prima di correre al rispondere coi “perché” iniziamo con l’accogliere il bisogno emotivo deə bambinə di parlarne e esprimere paure, dubbi, insicurezze ancora prima di apprendere informazioni. Mostrare concretamente aə bambinə che persino i pensieri che spaventano possano trovare posto nella relazione con noi, è un ottimo modo per aiutarli a riflettere senza sentirsi soli nel gestire emozioni difficili. 

Il DIRFloortime ci aiuta a leggere i bisogni deə bambinə in ottica evolutiva, adattandoci al loro livello di sviluppo raggiunto e agli strumenti che al momento hanno dalla loro. A seconda della capacità di riflessione raggiunta daə bambinə, possiamo adattare la nostra risposta.   

Con bambinə con emozioni più legate alla corporeità 

Aiutarlə a dar voce alle paure per sé e per la propria famiglia, la propria casa, le persone a cui vogliono bene e per cui si preoccupano. Manteniamoci tranquilli mentre ascoltiamo, facciamo loro sentire la nostra calma e la sicurezza della nostra relazione con loro. Poi, possiamo richiamare dinamiche e relazioni che conoscono nella loro quotidianità, aiutandolə a riconoscere alcune emozioni di fondo e contestualizzare il tema della diffidenza e della lotta senza banalizzarlo.

Con bambinə e ragazzə con accesso al mondo simbolico e alle rappresentazioni di fantasia 

Innanzitutto non lasciarlə solə difronte alle notizie e ai servizi sulla guerra e curare la qualità delle informazioni a cui sono espostə. Per riprendere insieme alcuni fatti, possiamo partire da storie di persone (magari raccontate giornalisticamente, così come nei libri o nei film) e dar loro modo di immaginarsi in ruoli diversi per dar voce a osservazioni, riflessioni, paure, necessità. Più che dar loro risposte dall’alto, il nostro aiuto può essere accompagnarli a leggere la situazione da angolazioni diverse e trovare alcune risposte da solə o a non spaventarsi se queste risposte ancora sfuggono.

Inoltre, un rischio aggiuntivo della sovraesposizione alle narrazioni mediatiche di guerra è l’appiattimento della realtà dei paesi coinvolti al solo racconto delle ostilità. Semplificando, un po’ come a scuola quando ə ragazzə vengono descritti soltanto  come “attabrighe” senza dar spazio alla complessità della loro personalità e delle loro esigenze. Potremmo affiancare il dialogo sulla guerra con una contestualizzazione più ampia delle caratteristiche dei paesi coinvolti: la loro natura, le etnie che li popolano, la cucina e le città più famose. Un po’ come a scuola, quando lə insengnantə valorizzando anche i punti di forza e le qualità dei due litiganti per aiutarlə a trovare una soluzione congiunta e non appiattirsi soltanto sul proprio disaccordo.

Come adulti

Il nostro compito non è meno difficile di quello richiesto a bambinə e ragazzə. Come adulti, dobbiamo sempre ricordarci che, volenti o nolenti, offriamo un modello e un esempio in ogni momento della nostra giornata e persino, se non sopratutto, quando dobbiamo gestire emozioni forti che ci generano preoccupazione, avvilimento e inquietudine. E’ questo il momento in cui prestare attenzione a come parliamo di cronaca tra adulti, come commentiamo le notizie e come sosteniamo le nostre posizioni politiche e sociali. La co-regolazione affettiva è un processo che sostiene la crescita deə bambinə e dei ragazzə se noi adulti ci manteniamo innanzitutto in grado di sintonizzarci alle loro emozioni senza spaventarci. Il nostro impegno deve essere rivolto al mostrare loro, con il nostro atteggiamento concreto, non la necessità di cancellare rabbia e aggressività dal nostro comportamento quanto piuttosto mostrare come rabbia e aggressività possono essere vissute e comunicate per costruire una cultura di pace.

 

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