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L’autoregolazione: strategie per il supporto a scuola 

Dott.ssa Giulia Campatelli, Psicologa Psicoterapeuta, ICDL DIR204 DIR Expert Provider & Training Leader

Dicembre 2022

 

Cos’è l’autoregolazione? 

L’autoregolazione è quel processo evolutivo, che ci accompagna tutta la vita, in cui riconosciamo, monitoriamo e gestiamo i nostri livelli di stress interno, come le emozioni e i segnali fisiologici del nostro corpo, così come cerchiamo di modulare le informazioni dall’ambiente esterno che colpiscono i nostri sensi, il nostro pensiero e la nostra affettività. L’autoregolazione è un importante conquista sempre in divenire: la chiave non è mantenersi autoregolatə bensì saper recuperare da momenti difficili riuscendo a ritrovare il nostro stato di vigilanza ottimale ogni volta che serve.

Ma a cosa serve l’autoregolazione?

  1. Permette la partecipazione alle interazioni sociali in cui siamo coinvoltə, ponendo le basi per lo sviluppo della comunicazione
  2. Permette l’apprendimento a scuola e in generale e nei nostri interessi personali
  3. Contribuisce allo sviluppo dell’empatia e ad agire in modo socialmente responsabile e premuroso

Acquisire autoregolazione è un compito evolutivo, un processo life-span graduale e dal mantenimento continuo che permette la nostra partecipazione alle attività quotidiane, la relazione che creiamo con le altre persone e il nostro apprendimento. 

L’autoregolazione è innanzitutto una danza a due

Come sempre nella crescita umana, prima di regolarci in modo autonomo impariamo a farlo insieme all’altro, in una relazione intima e profonda.

L’autoregolazione si sviluppa attraverso interazioni a due di co-regolazione, ovvero la reciproca sintonizzazione affettiva sulle emozioni e sul comportamento dell’altra persona, come ormai mostrato da un ampio corpo di ricerca sperimentale.  Infatti, prima di poter autoregolarsi in modo autonomo, ə bambinə  hanno bisogno di disporre di funzioni esecutive che si svilupperanno soltanto molto più tardi: la corteccia prefrontale non si sviluppa prima dell’adolescenza. Ecco quindi che la co-regolazione  ci viene in aiuto. 

Quando iniziamo a co-regolare ə  bambinə per la prima volta, l’adultə si assume la maggior parte del lavoro. Non si tratta di quello che dici: a funzionare sono il tono della tua voce, la tua emozione e il tuo linguaggio corporeo.  

Sintonizzati sull’emozione reale del momento

Quando diciamo “Non è successo niente“, stiamo sminuendo la realtà percepita dal bambinə; vorremmo in realtà dire “Voglio che tu stia bene“. Ma per co-regolarci insieme, dobbiamo sintonizzarci sul reale livello di stress del bambinə. La ricerca mostra come lo stress costituisca un elemento dal forte impatto sulla capacità di regolazione emotivo-comportamentale. Riuscire a cogliere i segnali di allarme di disregolazione imminente, prima che si scateni una vera crisi, permette di intervenire per cambiare direzione. È molto più facile co-regolarsi con ə bambinə nei momenti in cui manifestano necessità e malessere, piuttosto che intervenire quando ormai siamo completamente in crisi.

Qui abbiamo approfondito come raccogliere i segnali di disregolazione dellə bambinə e intervenire a supporto tempestivamente, con rispetto e empatia. 

Dobbiamo anche monitorare il nostro stato interno di attivazione per restare autoregolati innanzitutto noi stessə. È una danza di tentativi ed errori per aiutare lə bambinə a sentirsi al sicuro e in controllo di Sè, sopratutto quando i bambini non possono comunicarci efficacemente i loro fattori di stress. Man mano che il bambino fa esperienza di interazioni co-regolate, la co-regolazione stessa diventa più fluida e porta genitore e bambino verso interazioni sempre più condivise.

Come supportare l’autoregolazione a scuola: l‘approccio evolutivo-relazionale 

Wait, watch, wander: l’arte di osservare e calarsi nella prospettiva dell’altrə prima di intervenire

Molto spesso, se non sempre, se ci sono delle difficoltà di autoregolazione, la scuola è uno dei primi luoghi in cui si manifestano intensamente. Il DIRFloortime insegna innanzitutto un principio importante e di grande valore: prima di intervenire sulle vite delle altre persone, osserva e calati nella loro prospettiva soggettiva.  Osserva lə bambinə a scuola, in diversi momenti e attività, nelle interazioni 1:1 con l’adultə e coi pari durante il gioco libero. Successivamente, concentriamoci sui quei fattori ambientali che possono sfidare la capacità di tolleranza deə bambinə: cerca di capire cosa rendere l’ambiente più calmo agli occhi deə bambinə e osserva le modalità di interazione che sembrano favorire più serenità. Non preoccuparti in questa fase di valutazioni e giudizi come “basta dargliele tutte vinte“, “finché fai come vuole va tutto bene” oppure “non accetta il no“; la sfida è calarsi nella prospettiva deə bambinə e andare oltre proprio a questa lettura superficiale del comportamento che non rende giustizia all’impegno di una persona che sta crescendo. 

Approfondisci la tua conoscenza della sensorialità

Lə bambinə sembra più irritabile, nervoso, agitato durante il cambio dell’ora e nel passaggio da un’attività all’altra? Durante la merenda o nei momenti sociali di interazione libera? Oppure sono attività specifiche ad affaticarlo, far perdere il controllo, mandare in aperta ostilità e opposizione? In questo caso, è possibile approfondire con professionistə la conoscenza che abbiamo del profilo sensoriale e motorio deə bambinə, della sua pianificazione motoria, della capacità del suo sistema nervoso di dare un senso alle informazioni che arrivano dall’interno e dall’esterno. Ad esempio, lə bambinə  sa integrare i suoi canali sensoriali e il suo sistema motorio per tenere la matita in mano, toccare la carta con la giusta pressione, spostare gli occhi dal banco alla lavagna? Nei cambiamenti di attività, ha sufficienti strumenti comunicativi per capire cosa succede o il vedere persone in movimento disordinato e routine alterate creano uno stato di ansia e allarme? 

Il sovraccarico può essere anche comunicativo, emotivo e cognitivo

Un altro esempio: lə bambinə sembra essere maggiormente disregolato durante una specifica lezione. Data la fatica cognitiva richiesta, potremmo usare un linguaggio semplificato, o immagini, per supportare visivamente la comprensione dei concetti astratti presentati? Prima di proseguire con gli obiettivi di apprendimento, dobbiamo sempre assicurarci che lə bambinə sia prontə evolutivamente per le tappe successive della crescita, nello specifico di questo esempio parliamo  dello sviluppo delle funzioni esecutive e delle abilità metacognitive. E quindi, di nuovo, dobbiamo osservare e conoscere a fondo la persona che abbiamo davanti prima di voler intervenire sui suoi comportamenti. Ricordiamo sempre, infatti, che i comportamenti sono importanti messaggi. Immaginiamo di raccogliere riscontri dalle persone sul nostro modo di fare: vogliamo raccogliere tutte le informazioni, quelle lusinghiere di conferma sia quelle di critica per capire come poter esser più efficaci e far sempre meglio. Se filtrassimo solo i messaggi positivi, ignorando o chiedendo la sospensione dei messaggi di critica, come sono infatti i comportamenti definiti “problematici”, perderemmo un’importantissima occasione di capire cosa non sta funzionando nel nostro tentativo di interazione.

La sintonizzazione affettiva è la chiave

Questo è il ragionamento evolutivo-relazionale in azione. La ricerca sta mostrando sempre più quando l’educazione emotiva e la cura della relazione siano potenti fattori di promozione dell’apprendimento. Lo stesso sviluppo cognitivo è fortemente guidato dalla valenza affettiva che diamo a un certo argomento, dalla relazione che creiamo con l’insegnante, da come quel tema ci fa sentire quando ci cimentiamo.

Se lə insegnanti sono in grado di leggere in tempo reale i segnali di malessere, quei preziosi messaggi sensoriali e motori oppure di sovraccarico emotivo o cognitivo, o ancora di confusione comunicativa, hanno a disposizione una varietà di adattamenti pratiche diverse per recuperare la regolazione. Sintonizzarsi sull’autentica emozione deə bambinə momento per momento (e non su quella che dovrebbero provare o che pensiamo noi essere legata a un comportamento specifico) aiuta moltissimo nel capire cosa succede e intervenire innanzitutto per co-regolare. Creando un bellissimo momento di incontro e condivisione che getta le basi per una relazione di fiducia e crescita, vera base per l’apprendimento. 

Infine, a seconda dello stadio di crescita deə bambinə, ma non facendoci limitare o scoraggiare da eventuali difficoltà cognitive o comunicarive, cerchiamo il più possibile di lavorare insieme aə bambinə per co-costruire gli obiettivi, i temi da approfondire insieme e riflettere insieme su cosa ha funzionato meglio e perché, per creare le basi dello sviluppo della consapevolezza di Sé che permetterà di trasferire le proprie capacità in altre situazioni. Solo adattandoci all’attuale stadio di maturazione neuroevolutiva raggiunto deə bambinə, possiamo aiutare a creare una traiettoria di crescita globale e ricca. 

Per ulteriori letture sulla co-regolazione, visita qui (in lingua inglese).

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